Una nuova sentenza della Corte di Giustizia dell'UE: violare la privacy è concorrenza sleale
- Data Safe co.

- 17 ott 2024
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La Corte di Giustizia dell'Unione Europea (Cgue), con la sentenza del 04/10/2024, resa nella causa C-21/23, ha stabilito un principio innovativo che potrebbe avere implicazioni significative in casi di pratiche commerciali sleali. Secondo la decisione della Corte, la violazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) può essere invocata anche in cause legali tra imprese concorrenti.
Il caso
La vicenda che ha portato a questa sentenza si è svolta in Germania e ha coinvolto due farmacisti. Uno dei due utilizzava una piattaforma online per vendere medicinali, raccogliendo dati personali dei clienti, come il nome, l'indirizzo di consegna e medicinali acquistati, in assenza di adeguate condizioni giuridiche che legittimassero il trattamento, come richiesto dal Gdpr. L'altro farmacista, vedendo questa pratica come una forma di concorrenza sleale, ha deciso di intraprendere un'azione legale, chiedendo al giudice di fermare l'attività del concorrente online.
Il farmacista ricorrente ha sostenuto che, non rispettando le normative sul trattamento dei dati personali, il suo concorrente era in grado di ridurre i costi di gestione e ottenere così un vantaggio commerciale illegittimo. Infatti, il mancato adempimento alle regole del Gdpr consente al farmacista online di acquisire più clienti e ordini, sfruttando una modalità di vendita meno costosa ma potenzialmente illecita.
Il principio stabilito dalla Corte
La Corte di Giustizia, chiamata a pronunciarsi, ha riconosciuto che la violazione della normativa sulla privacy può effettivamente configurarsi come una pratica commerciale sleale. Questo apre la possibilità per le imprese di fare causa ai propri concorrenti, qualora questi ultimi violino le norme sulla protezione dei dati personali per ottenere vantaggi competitivi. In pratica, le aziende che operano in modo conforme alla normativa sulla privacy ora dispongono di uno strumento legale in più per tutelarsi dai concorrenti che, non curanti delle regole, riducono i costi operativi e potenzialmente attirano più clienti in modo scorretto.
Questa decisione rappresenta un cambiamento importante, ampliando la possibilità di agire legalmente anche tra imprese concorrenti. Finora, infatti, le violazioni del regolamento sulla privacy erano generalmente perseguite dalle autorità di controllo o attraverso le denunce degli interessati. Adesso, invece, anche un'azienda può agire contro un'altra, accusandola di pratiche sleali basate sul mancato rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali.
La questione dei dati sanitari e relativi alla salute
Un altro aspetto rilevante pertinente dalla sentenza riguarda la definizione di dati relativi alla salute. La Corte ha stabilito che, anche quando si vendono farmaci non soggetti a prescrizione medica tramite una piattaforma online, i dati raccolti dai clienti – in particolare il tipo di farmaci ordinati – devono essere considerati dati relativi alla salute. Questo perché tali informazioni possono rivelare lo stato di salute di una persona. Pertanto, il trattamento di tali informazioni in assenza di valide condizioni normative a tutela dei diritti e le libertà degli interessati costituisce una violazione, aggravata dalla loro natura particolare.
Implicazioni per le imprese
Questa sentenza non riguarda solo il caso specifico tedesco, ma avrà ripercussioni a livello europeo, Italia inclusa. Le imprese italiane, infatti, possono sfruttare questo nuovo principio per tutelarsi da concorrenti che violano le norme sulla privacy per ottenere vantaggi commerciali. La possibilità di far valere le violazioni della normativa privacy come pratica commerciale sleale fornisce alle aziende rispettose delle regole un'arma in più contro comportamenti scorretti nel mercato.
Conclusioni
La sentenza del 4 ottobre 2024 rappresenta un tassello cruciale nell'evoluzione della giurisprudenza sulla protezione dei dati personali e sulle pratiche commerciali sleali. Estendendo la possibilità di agire legalmente contro le violazioni della normativa privacy anche alle imprese concorrenti, la Corte di Giustizia rafforza la tutela dei dati personali e introduce una nuova arma legale nel campo della concorrenza. Le aziende rispettose delle normative sulla privacy possono ora contrastare in maniera più efficace i comportamenti illeciti dei concorrenti, tutelando al contempo i propri diritti e quelli degli utenti.
In un'epoca in cui i dati personali sono sempre più centrali nell'economia digitale, questa sentenza rappresenta un segnale forte: chi viola le regole in materia privacy non solo mette a rischio i diritti dei cittadini, ma rischia anche di subire azioni legali da parte di concorrenti pronti a far rispettare le regole del gioco.



